Irpinia terra delle Dee: Mefite
- sentieri segreti
- Sep 20, 2025
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Vi è un luogo nel centro d’Italia, sotto alti monti,
celebre, la cui fama è tanto diffusa,
la valle d’Ansanto: da entrambi le parti
il fianco tenebroso di un fitto bosco la chiude
e, nel mezzo, un torrente tortuoso
rimbomba fra i sassi e i vortici.
Qui appaiono un’orrida grotta
e gli spiragli della crudele Dite,
e una grande voragine, ingresso all’Acheronte,
spalanca le fauci pestifere, dove, nascondendosi, l’Erinni,
divinità odiata, liberò la terra e il cielo.
Virgilio, Eneide, libro VII
L’Irpinia, terra dall’antico fascino, attorniata dal potere della natura, da culti visibili solo a cuori sensibili.
Ci accompagnano, lungo il nostro cammino tra strade impervie e rigogliose di natura, echi lontani di Dee multiformi che non hanno ancora abbandonato i luoghi a loro consacrati.
Oggi vi parlo della dea Mefite, di origini osco-sabelle, e della valle dell’Ansanto (Rocca San Felice – Avellino), dove allo straordinario panorama, per gli antichi una delle porte d’accesso agli Inferi, si accompagna l’odore poco piacevole (mefite) delle acque solforose.

Mefite è, per l’appunto, una divinità legata a questo elemento, l’acqua, che sgorga fluida o ripida lungo boschi, solcando montagne, risiedendo in dolci avvallamenti. Ci fa capire, riprendendo le simbologie dietro a questo, forte e allo stesso tempo delicato, elemento, quanto questa Dea rappresenti pienamente l’idea di liminalità e del passaggio, della transizione da un mondo all’altro, dal regno dei vivi a quello dei morti.
Si pensa che all’inizio, alla sua origine, fosse adorata come ninfa delle sorgenti, per poi diventare una Dea con la popolazione sannita.
Se all’inizio la sua area di azione era limitata alla protezione delle sorgenti, degli armenti, della fecondità, successivamente, con l’uso delle acque e dei fanghi termali per la cura di malattie umane e animali, diviene una figura ancora più importante.
Le tracce archeologiche riportano addirittura una sovrapposizione tra questa Dea e quella più conosciuta, ovvero Diana.
Col passare del tempo il culto venne assimilato e trasformato dalla Chiesa Cattolica, infatti, intorno al IV-V secolo, sorse la prima chiesa dedicata a Santa Felicita che prende il posto di Mefite.
Questo processo non è andato a distruggere per sempre la presenza della figura di Mefite e questo ne viene fuori grazie alle ricerche archeologiche e all’atmosfera che si vive in questi luoghi, al fascino della natura e alla sua importanza.
Alcuni dei reperti ritrovati proprio nella zona della valle d’Ansanto è possibile vederli al Museo Irpino, all’interno del Palazzo della Cultura (https://www.museoirpino.it/).

Fonti: Piedimonte Emanuele Antonio, "Nella terra delle Janare. Viaggio nell'Irpinia segreta, tra leggende, magie e misteri", 2021, Napoli, Edizioni Intra Moenia



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