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Grotta della Regina: Porto di dei, segreti e misteri sotto il sole di Palermo

C’è un luogo a Palermo dove il mare sussurra storie antiche, le pareti scolpite custodiscono preghiere dimenticate, e la luce si fa custode di un mistero che affonda le sue radici nell’età punica. È la Grotta della Regina, un santuario naturale, rituale, poetico – un tesoro nascosto sull’orlo tra mito, religione e natura.

Si apre sul versante nord-orientale di Monte Gallo, affacciata sul Golfo di Palermo, vicino Mondello.

L’accesso è doppio:

Via mare: la rotta più scenica, che regala giochi di luce sull’acqua, scorci della costa e l’arrivo come da approdo segreto.

Via terra, con un sentiero che parte da Mondello o da zone vicine, attraversando macchia mediterranea e panorami sulla città e sul mare. Non è sempre facile da raggiungere a causa di tratti rocciosi, gradini naturali, segnaletica assente e pericolo caduta massi.

La grotta non è solo paesaggio, ma custode di testimonianze antichissime:

In principio dal Neolitico, successivamente,

probabilmente attiva come santuario dal VII secolo a.C. al II secolo d.C. sotto dominazione fenicia e punica.

Sulle pareti sono incise epigrafi in punico, neo‑punico, ma anche in caratteri libici e numidici.

Vi si trovano preghiere, voti, promesse, maledizioni, suppliche: marinai che invocavano protezione, gente che chiedeva guarigione.

Sono raffigurate figure di animali, navi (inclusa una nave tipicamente cartaginese), guerrieri, forse processioni, rituali come il Navigium Isidis.

L’origine del nome Grotta della Regina non è del tutto chiara e nel tempo sono nate due interpretazioni diverse.

Secondo la prima, la “Regina” sarebbe Iside, la dea madre venerata anche a Palermo in età punica e romana, spesso chiamata “Regina degli Dei”.

In questa lettura, il toponimo richiama l’antico carattere sacro della grotta, legato a culti e riti arcaici.

La seconda ipotesi, più recente, collega invece il nome alla regina Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando IV di Borbone, che amava soggiornare nella zona di Mondello e Capo Gallo nel Settecento. Sarebbe stata la tradizione popolare a legare il ricordo della sovrana a questa cavità suggestiva, ribattezzandola così.

Tra le divinità venerate all'interno: Shadrapa (dio guaritore, protettore dei medici),

Melqart (eroe‑dio della città di Tiro; assimilato a Ercole),

Iside (dea madre, dea del mare, dea della magia, dell’aldilà),

Osiride.

Entrando nella Grotta Regina, ci si trova in una sala interna ampia, quasi sacra, dove la roccia è plasmata: una vasca ovale scavata artificialmente, profonda fino a circa 10 metri.

Un’apertura nel soffitto lascia filtrare la luce del sole: albeggia come un sipario teatrale che illumina incisioni millenarie, pietre consumate, pareti dove il tempo si è fermato.

Grotta Regina non è soltanto un luogo archeologico: è un crocevia di dimensioni mitiche:

È l’unico santuario punico‑fenicio nel Mediterraneo, finora scoperto, con un grado di conservazione che permette di leggere le parole dei fedeli antichi.

È natura e storia fuse: il canto delle onde, la roccia, il vento, e le iscrizioni fanno capire che per chi veniva qui, il divino non era lontano; era presente negli elementi, nelle acque, nel cielo che cade nella grotta.

È ancora poco conosciuta: non fa parte dei circuiti turistici principali, le segnalazioni sono scarse, l’accesso non sempre agevole. Ciò la rende un luogo per coraggiosi esploratori, per chi cerca qualcosa di autentico, non il solito “vedere e correre via”.

Per chi decidesse di visitarla vorrei dare dei suggerimenti ed avvertenze:

Portare scarpe robuste, antiscivolo; il percorso via terra può essere roccioso, irregolare.

Non ci sono grandi infrastrutture o cartelli dettagliati, piuttosto ruderi abbandonati e crollati, fauna selvatica come cinghiali, per cui una guida locale farebbe la differenza.

Rispettare il luogo; è un sito archeologico, con iscrizioni fragili, pitture antiche.

Meglio andare con calma; al mattino presto o al tardo pomeriggio per cogliere i giochi di luce, per godere della solitudine e della magia.

È un'esperienza che toglie il fiato.

Chiudi gli occhi.

Senti il rumore leggero del mare che lambisce la roccia sotto i tuoi piedi.

Scorgi, tra le ombre, segni antichi incisi nella pietra, lettere puniche che chiedevano protezione o guarigione.

Dai tuoi passi sale un senso di sacralità, come se ogni eco e ogni stilla d’acqua parlasse del passato.

Poi entri nella sala centrale: la vasca, la luce dall’alto, una colonna invisibile che divide cielo e mare e che illumina le scritte che raccontano preghiere e maledizioni.

È un luogo che non dimentichi...

 
 
 

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© Sentieri Segreti - Streghe in Viaggio 2019

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